31 ottobre 2011

WikiPD, quasi

Ragiono di comunicazione politica su web, eh, poteva essere Renzi come un altro/a.
Ma il fatto che ci fosse questa cosa della stazione Leopolda e del wikiPD mi teneva desta l'attenzione, ovviamente, sulle modalità partecipative online che Renzi o il suo spin doctor con master in socialmedia e e-partecipation (immagino) avrebbero allestito, per rendere onore a quel termine "wiki" dentro il programma, lo slogan, le parti forti della comunicazione di Renzi.

In effetti le 100 idee per l'italia ci sono, e sono state pubblicate sul sito Leopolda2011, ma il documento o lo leggi online, o lo scarichi come pdf. E io come faccio a prendere queste idee e aggiungerci del mio, volessi collaborare? 
Dovrei riportare tutto su un mio documento, riscrivendo, a poi inviarvi le mie osservazioni per mail? O utilizzare il form dei contatti del sito, facendo copiancolla lì dentro?

La prima parte delle manovre comunicative di Renzi ha visto l'utilizzo di un plugin di Facebook riportato sul sito Leopolda, la qual cosa non è il massimo dell'etica e della pulizia di comportamenti. Però magari ci stava, bisognava sollevare un po' di fumerone per innescare partecipazione, e utilizzare le identità di FB elimina il gradino dell'account con cui esprimersi. 
Ora questa cosa del pdf. Mah.

UPDATE: massì, dài, ora hanno organizzato meglio l'ambiente e suddiviso le tematiche, con struttura tipo forum

29 ottobre 2011

Sottoesporsi ai flussi

Un lettore mp3 portatile, grande come un pacchetto di fiammiferi, contiene 40.000 canzoni.
Un walkman faceva girare una cassetta, quindi magari qualcosa in più di un'ora e mezza di musica, ma diciamo venticinque (25) canzoni, così per fare numero.
Ora pensate alle vostre strategie affettive nella fruizione sia dell'oggetto hardware, sia del contenuto musicale. Che amore è.
Chiaro, no?

Netizen

O lavori sulla bellezza o sull'utilità di abitare connessi, per muovere a una Cittadinanza digitale ben compresa.

Quindi o mostri alle persone l'arricchimento della vita sociale nel piacere della partecipazione, oppure spieghi in che modo una macchina più efficiente (Internet) può garantire una maggiore nostra efficacia nel fare cose, muovere situazioni, modificare territori e stili dell'abitare.

Ma noi siamo già Netizen.

La SIAE è un brontosauro

Altro delirio. 
LA SIAE vuol far pagare migliaia di euro all'anno ai siti che mettono su un video con un trailer del film.
Anche se il trailer l'hai preso da Youtube, per dire.
E nella loro lettera di oggi ci spiegano anche (loro!) che bella cosa è internet per le nuove possibilità di sviluppo economico, per fare business.

Dal testo del loro comunicato, bella 'sta frase 
Dov’è la sorpresa se un’impresa deve pagare quando si procura le materie prime per fare business?
MA se le "materie prime" sono gratuite come la mettiamo? Beni disponibili in Rete, creati per essere facilmente ripubblicati altrove, come embeddare i video di YouTube.

Come al solito, l'inghippo è nella parola "materia".
Qui non abbiamo materia.

27 ottobre 2011

Un format di coppia

Qui su questo tumbler di una ragazza di Seattle c'è questo video di una coppia di adolescenti innamorati, che scherzano e si baciano. Video autoprodotto, nulla di che, ma il format è giustissimo, sembra il promo di un serial americano per liceali. Vedremo sempre più di 'ste robe, tranqui.

... 'spetta che ti spiego

Son due settimane che scrivo nuovamente qualcosa per Apogeonline. E' un problema di pigrizia, lo so. Passo anche molto tempo a cambiare accordatura alla chitarra. Dovrei riuscire a mantenere il ritmo di una rubrica settimanale, vedremo. Animale social, si chiama la rubrica.

25 ottobre 2011

Riprendiamoci il potere di dire cos'è arte

L'arte è il luogo che ci siamo inventati per raccontarci. Più di uno specchio, perché è situata. Contiene in sé una proposta di lettura, prevede un percorso dello sguardo, nasce da uno sguardo che nota qualcosa, un click, e magari possiede anche abilità artigianali per rappresentare questa visione in un qualsiasi media.
E' il luogo dove riflettere (su) chi siamo, dove nascono i punti di vista per dare il nome al nostro abitare sul pianeta, per svelare i paradossi di quello in cui crediamo, per fare lo sgambetto, chiudere il circuito, mostrare ciò che sta dietro e a fianco dei messaggi che girano impazziti per tutta la semiosfera.

"Hey, ma l'Economia gestisce i Musei!" han notato gli attivisti dellal protesta Occupy.WallStreet, e adesso occupano i Musei, e giustamente De Biase rileva l'artisticità dell'azione.
Cerchiamo di ristabilire chi è che ha il diritto di dare un nome alle cose, e di smascherare inganni. Nel mondo moderno, NOI TUTTI diciamo cosa è arte - potendolo finalmente fare - e non di certo il mercato.

ps ho scritto "Hey" perché l'ho scritto in inglese americano. 

Quel tumblero di un Obama

Tumblr ha saputo crescere, negli anni. Lentamente, ma costantemente, senza politiche aggressive di lancio, ma sfruttando il passaparola, costruendo un ambiente minimal, gratificando i suoi utenti con un'esperienza a mio parere unica in Rete, dal punto di vista affettivo. 
Tumblr è un posto pieno di storie, a guardare la dashboard sprofondi in mondi altri, insegui dei guizzi, rimani incantato, fuggi il tempo che ti sfugge.
Alcuni ci fanno un po' di social sopra, ci sono dei botta e  risposta.
E un'altra feature interessante è quella di permettere a altri di postare sul proprio microblog, facendo diventare quella pagina un ambiente collaborativo.
Ovvero, innescare conversazioni tramite l'apporto di tutti.

Ora Barack Obama ha aggiunto Tumblr alla panòplia di strumenti di comunicazione web utilizzati per la sua campagna elettorale, vuole che le persone in perfetto crowdsourcing gli suggeriscano cose e cosette, segnalazioni, discussioni. Partecipazione, coinvolgimento, appartenenza, siam sempre lì.
Il tumblr di Obama lo trovate qui http://barackobama.tumblr.com/.

Quello che intendo sottolineare è il tono della comunicazione scelto.
Dritto, americano, concreto, colloquiale, spiritosetto. Che meraviglia.

Prendete l'ultima frase del post di lancio, a esempio, qui http://barackobama.tumblr.com/post/11867127866/hi-tumblr:
You can send us a few paragraphs about how your latest phonebanking gig went or why you’re in for 2012. Share the latest chart you saw that made you go “woah.” Ask a question. Upload a photo of 2012 t-shirts or signs you see out in the wild. Pass along jokes, particularly if they’re funny. And if you’re among the Tumbl-inclined, send us posts you’ve published on your own Tumblr that we should look at re-blogging.
There will be trolls among you: this we know. We ask only that you remember that we’re people—fairly nice ones—and that your mother would want you to be polite.
Tua madre vorrebbe tu fossi educato, non trollare.

UPDATE via GigiCogo ecco una riflessione professionale sulla strategia e sulla effectiveness, il "ritorno" di tutto questo impegno obamiamo. E' riferita alla campagna elettorale, ma contiene ragionamenti interessanti su quali grammatiche sono necessarie per comprendere e progettare comunicazione su web.

17 ottobre 2011

Dalle idee alle persone, dalle persone alle idee

Giovanni Boccia Artieri riflette su Apogeonline sulla forma storica che assume oggi la partecipazione ai movimenti di massa, e quindi mostra l'attivismo della e-partecipation, lo stile nuovo dell'essere impegnati e le potenzialità a cui le azioni civiche online possono dar luogo, nel dialogare con i vecchi dispositivi e sistemi sociali, con il concreto costruire strategie per meglio amministrare la cosa pubblica. 
Il dialogo è difficile, perché mancano le parole per dire cose nuove, e perché molti di quelli che dovrebbero ascoltare non hanno orecchi per intendere. Ma ogni nuovo esperimento è benvenuto, perché arricchisce il nostro vocabolario. 

Da un'osservazione dell'articolo, prendo spunto: "non ci sono più i movimenti di massa del '900". Sembra banale, sembra "non ci son più le mezze stagioni", più che altro perché il '900 è finito. Ma non si è ben capito cosa significa.  Significa che non c'è più bisogno, com'era sempre successo, di avere delle idee per radunare delle persone.
Cioè, il problema era radunare le persone, ovvero muoverle all'azione. Per innescare un cambiamento - la partecipazione a movimenti di piazza, in questo caso, l'aderire a un'ideologia - bisognava aspettare che due o tre pensatori per ogni generazione riuscissero tramite la filiera editoriale pesante (il cartaceo) e elettronica (la televisione, in tempi recenti) a produrre delle idee-bandiera, attrno alle quali si potesse poi coagulare un sistema di programmi narrativi, un consenso che desse forza.
Le persone erano poche, sparse in giro per il mondo, la diffusione delle idee era lenta, per fare massa critica numerica bisognava avere costanza nell'azione di distribuzione delle nuove ideologie, che però pian piano emergevano, se in grado di occupare bene la loro nicchia ecologica nei sistemi di pensiero di cui ogni epoca si nutre, ciascuna i suoi. Il Cattolicesimo o il Romanticismo o il Sistema della Moda o il brand di un'azienda alla moda (i valori etici e estetici collegati in connotazione, il riflesso sulla nostra identità) sono tutte ideologie, come sistema organizzato di valori e credenze.
E se nel '900 avevamo bisogno di ideologie per radunare la gente, e poi sarebbero arrivati i partiti per organizzare il consenso (strutture per la gestione, già forme di "solidificazione" dei movimenti), oggi abbiamo milioni di persone che partecipano con la mente, essendo connessi a Luoghi digitali sociali, e poi magari mettono in moto anche il corpo e si recano alla manifestazioni di piazza, ma in origine è partecipazione "al netto", non ancora orientata a uno scopo, a una tematica.
Noi abitando in Rete siamo già lì. Pubblicando e commentando qua e là sui social gli accadimenti, replicando a un twit e mettendo un like, già partecipiamo, al punto che è possibile misurare le aggregazioni spontanee, a esempio registrando il successo di iniziative di comunicazione informali come trendingtopics su Twitter o gruppi su Facebook.
Abbiamo la gente, e non abbiamo l'ideologia.
Il sistema sociale che nei secoli abbiamo raffinato per fare emergere idee di miglioramento della qualità del vivere (chiamatelo Progresso, se volete) si è sviluppato tenendo ferma come costante del ragionamento la dimensione geografica del nostro abitare, le distanze dei paesi e delle nazioni, ora caratteristica superata dal nostro essere connessi.
Tutto il calderone della comunicazione complessiva di una società (di nuovo, scegliete voi il grado di pertinenza: se osservare le collettività iperlocali, o i mille rivoli dell'opinione pubblica a livello nazionale, o planetario) è oggi molto più caldo: molto più veloce è il cuocere delle pietanze. Le culture umane nel pentolone, ma sotto abbiamo acceso un fuoco notevole, inventando Internet che tutti e tutto connette simultaneamente, abolendo le distanze.
Ora siamo qui, cosa facciamo? Viviamo di memi? La notiziola che ci fa parlare tutti per un pomeriggio, l'argomento grosso che si trascina in una tregiorni di querelle sui socialnetwork e rimpiattino sulla TV, che poi parla della Rete e quindi la Rete reagisce alle critiche?
Il nostro essere in Rete, l'aver espresso con la nostra presenza (identità digitale riconosciuta) la nostra partecipazione a un'idea o a una proposta di azione legislativa, il nostro aver costituito con le nostre firme o i nostri like un "movimento di massa digitale" che va riconosciuto nella sua efficacia di modificare la narrazione sociale, deve aver la possibilità di incidere sulle scelte della gestione della cosa pubblica. 
Bisogna attribuire il ruolo di "parlante ratificato" alla voce che emerge da iniziative organizzate in Rete, sancirne la legittimità del suo dire e essere ascoltato. Fuori da logiche partitiche, perché il modello storico dell'organizzare il consenso tramite queste strutture "solidificanti" dei valori e degli atteggiamenti - su cui poggerebbe poi l'azione politica parlamentare, secondo meccanismi elettorali e criteri di rappresentatività, è appunto ormai storia passata, espressione di un'epoca non connessa.

Il '900 aveva sviluppato i suoi sistemi di innovazione sociale, con i suoi tempi e le sue distanze. Noi siamo tutti qui senza geografie e dobbiamo inventare i nuovi modi e modelli per facilitare la partecipazione civica, organizzarla in consenso per darle rilevanza democratica significativa rispetto alle collettività interessate al cambiamento, scoprire per prove e errori come progettare il software sociale che meglio interagisca con l'hardware dei territori e delle collettività che li abitano. Progettazioni sociali che grazie al contributo di tutti ottimizzano l'ingegneria del nostro abitare.