29 agosto 2011

Fuori dal 900

Veltroni in un suo discorso descrive (male) la Rete dal suo punto di vista, e Giovanni Boccia Artieri gli dice che sta sbagliando, che la sua percezione è quantomeno parziale, e potenzialmente fuorviante.
Solo che per dirglielo deve spiegare cos'è tutto questo nostro abitare in Rete e intrecciare conversazioni, e lo fa piuttosto bene, as usual. Qui il post.

25 agosto 2011

Svelare e rivelare

Giovanna Cosenza smonta una notizia: abbiamo Confartigianato che pubblica un'analisi della disoccupazione giovanile in italia, ma i dati si conoscevano, dov'è la novità? E quindi, perché pubblicare questa notizia? A chi giova? Ecco che arrivano Sacconi e la Gelmini, a spingere su un modello sociale dove sia presente l'apprendistato e la promozione delle scuole professionali per meglio integrare giovani generazioni e mondo del lavoro.
Il focus del discorso non è nella bontà o meno dell'idea di portare i giovani a iscriversi a scuole professionali piuttosto che frequentare i licei, dibattito gigantesco, quanto nel segnalare, se vogliamo, una manovra del Potere. Nelle parole di Cosenza, "In conclusione, il rapporto Confartigianato non è informazione, ma comunicazione politica."

21 agosto 2011

Un gioco di faccia

La Reputazione, come misura della qualità con cui viene tenuta in considerazione la nostra persona, negli ambienti sociali. Nomea, fama, stima in cui si è tenuti dagli altri. Oppure "... La reputazione di un organizzazione è la fusione di tutte le aspettative, percezioni ed opinioni sviluppate nel tempo da clienti, impiegati, fornitori, investitori e vasto pubblico in relazione alle qualità dell’organizzazione, alle caratteristiche e ai comportamenti, che derivano dalla personale esperienza, il sentito dire o l’osservazione delle passate azioni dell’organizzazione." (Bennett e Kottasz (2000), trovata qui in un articolo simpatico sul blog del Centro per gli Studi Accademici sulla Reputazione, apperò. Alcune caratteristiche dell'Oggetto di Valore Reputazione, con cui in quanto Eroe del mio racconto desidero congiungermi: si forma nel tempo, non è uguale per tutti ma dipende da chi guarda (e come) la nostra rappresentazione o la nostra storia, dipende dalle azioni, atteggiamenti e comportamenti da noi adottati in passato. La Reputazione si fonda sulla Memoria. E pirandellianamente, noi siamo quel che facciamo.
Leggete quel link là sopra, nell'articolo sono molto interessanti anche le definizioni di reputazione che potrebbero essere date da punti di vista diversi, come a esempio da sociologi "la reputazione è un indicatore di legittimità che racconta dell’operato di un’organizzazione in relazione alle aspettative e alle norme della società; le “classifiche reputazionali” sono dei costrutti sociali che parlano delle relazioni che le organizzazioni hanno con i loro portatori di interesse, in un ambiente sociale condiviso" oppure dagli esperti di organizzazione "la reputazione è un interpretazione cognitiva dell’organizzazione usata dagli osservatori esterni per costruire significato e dagli interni e il top management per dare significato" (ovviamente, mi piace l'idea della Reputazione come macchina-di-senso, allineare e dare forma ai significati)... anche gli psicologi potrebbero leggerla come un'operazione di proiezione di significati, strutturazione leggibile di una nebulosa di contenuti "La reputazione di un’organizzazione costituisce un sistema di significati che gli individui usano per organizzare le impressioni sull’organizzazione, un semplificatore della realtà circostante.".
Quindi è una interpretazione che gli altri fanno del mio fare. Quindi posso escogitare strategie affinché le cose che faccio ricevano una forma comunicativa adeguata, e strategie affinché l'interpretazione che gli altri ne fanno sia favorevole, ovvero mi procuri buona reputazione. Ovviamente, ragiono per nicchie: è importante che certe cerchie sociali sappiano alcune cose, per l'apprezzare la mia partecipazione, o per valutare il mio appartenere a certe cerchie sociali. Valori come Reputazione (la nuvola che mi circonda), Fiducia (credibilità), Influenza (indurre comportamenti), che emergono come riferiti alla mia persona e diffusi nella pubblica opinione. L'immagine di me presente negli interlocutori, che condiziona ogni messaggio in produzione o in ricezione.

"Definire la reputazione non è semplice. È il valore informazionale delle nostre azioni. È un meccanismo psicologico di attribuzione di intenzioni. È uno strumento valutativo che si nutre delle interazioni passate proiettandosi sul futuro. È uno scorciatoia sociale e cognitiva che ci consente di configurare lo spazio in termini di ruoli, posizioni, caratteri e tipi umani. È un criterio razionale di filtraggio delle informazioni, un setaccio della pertinenza del sapere. È una condizione preliminare all’acquisizione e valutazione di ognicorpus di conoscenze. È un affidabile strumento sociale dal carattere predittivo. È parte costitutiva della nostra identità e fattore importante nella definizione di questa. Tutto questo è reputazione." dice qui (nel 2008, apperò) Gaia DelPrato sul suo blog Questioni di reputazione.


14 agosto 2011

Just on time

Freud aveva in mente un modello idraulico, al tempo della prima formulazione delle istanze che compongono la nostra personalità conscia e inconscia, poi è passato a una metafora di funzionamento basata sulla termodinamica, evidentemente più adeguata, dove valgono altri principi, altre strutture, altre forze, altri linguaggi.
Solo per dire che questa vecchia storia del passaggio a una visione compiutamente reticolare dello Scibile deve trovare delle solide rappresentazioni e narrazioni, e rapidamente, nella società tutta, nella Scuola o nei circuiti di trattamento dell'informazione e della pubblica opinione. 
Ci sono i nodi formati dagli individui, quelli dei gruppi sociali, ci sono gli "stabilimenti" (se walled garden) dove l'umanità entra con un account, ci sono le piazze pubbliche, proprietà delle collettività, dove avvengono gli scambi di informazioni e punti di vista annessi. Poi c'è la rete delle relazioni, e la Rete è il sistema operativo dell'umanità, web is the playground.
Ci sono oggetti culturali che ieri erano prodotti e smistati da un sistema meccanico di smistamento dell'informazione e delle persone, essendo roba fisica; oggi dopo l'Elettrico e l'Elettronico siamo al Digitale, dove abitiamo con linguaggi e avatar identitari personali la nuvola elettronica, che si comporta in modo diverso da un pezzo di legno, i cui sistemi di trattamento sono differenti dai binari della ferrovia (e parlo di reti).
Basterebbe riflettere sulla copia di un documento di testo, un Word o quel che volete. Duplicarlo non costa NULLA. E nemmeno copiarlo mille volte, anzi costa uguale a farne una copia soltanto. Strano. Perché questo non è mai successo, nella storia dell'umanità. Se volevo riprodurre un oggetto fisico, mi serviva altra Materia, altra Energia, qualcuno con le competenze (Informazione) necessarie a produrlo, impastando atomi.
Ma copiare un .doc non richiede altra materia, non c'è nessuna materia. Serve un briciolo di corrente, e il click del mouse. Credo il concetto non sia ancora ben compreso dai tardivi digitali, forse i nativi sono più vicini. Il mondo non è organizzato secondo queste caratteristiche. Le regole di cui è intriso per il funzionamento dei meccanismi sociali tutti, dalle banche alle PA al legiferare al trasmettere cultura, sono le regole dei sistemi che uomini di decenni o secoli fa degli uomini hanno concepito e realizzato, per rendere possibile la convivenza civile. Cose nate in altra epoca, coerenti con il loro contesto nativo, inattuali ora. Il tempo di produzione e distribuzione dei contenuti è azzerato, siamo nel sincronico ovunque. I contenuti sono spesso rimandi o ripubblicazioni, e questo li fa emergere, a seconda della direzione dalla quale arrivano, conoscendo quali persone li abbiano maneggiati, nel loro aver saputo conquistarsi un po' di attenzione social.
Aver costruito reti di contenuti, aver costruito reti di conversazioni e relazioni, aver costruito ambienti sociali digitali, enpowerando individui e collettività, facendo emergere una strutturazione a nicchie ecologiche, dando visibilità e parola a rappresentazioni mediatiche del territorio, modificando il territorio secondo le indicazioni della mappa.

06 agosto 2011

LAB2011 - 100 anni di McLuhan

Nicola Strizzolo, sociologo all'Università di Udine, ha presentato i due relatori d'eccezione, Derrick de Kerckhove e Giovanni Boccia Artieri, presidente del corso di laurea di Scienze della Comunicazione a Urbino: riguardo al primo vi rimando a Wikipedia, del secondo linko la pagina sul suo blog Mediamondo, dove proprio prende in esame alcuni passaggi-chiave del pensiero di McLuhan.
Conosco Nicola da qualche anno, Derrick pure per esserci incontrati in qualche convegno qua e là per la penisola, mi mancava invece lo scambiar quattro parole con Giovanni, che stimo moltissimo per il taglio culturologico che mette nelle cose che scrive in giro, per le sue originali osservazioni sui cambiamenti sociali attuali, per le sue considerazioni sulla nostra identità mediata, come individui e come collettività.
Era l'occasione giusta per devirtualizzarci, dopo anni che ci leggiamo e commentiamo sui blog e sui social.

Ho preso degli appunti di quello che i relatori hanno detto: li metto qui sotto, in forma sintetica.

Derrick De Kerckhove mostra un video fatto al Salone del Libro di Torino, dove scherzosamente si chiede ai visitatori se conoscono Marshall McLuhan (pochi), poi parte a commentare il 'decalogo' di McLuhan 1962, le sue famose dieci profezie

The next medium, whatever it is –
  1. it may be the extension of consciousness –
  2. will include television as its content, not as its environment,
  3. and will transform television into an art form.
  4. A computer as a research and communication instrument
  5. could enhance retrieval,
  6. obsolesce mass library organization,
  7. retrieve the individual’s encyclopedic function
  8. and flip it into a private line
  9. to speedily tailored data
  10. of a saleable kind.

Derrck accenna il discorso sui media come protesi del corpo e dei sensi umani, poi con Harry Potter porta la platea a ragionare sulla magia moderna, mostra un video di un tipo che muove cose sullo schermo con il pensiero, onde cerebrali. Sta parlando di realtà aumentata, di informazione geolocalizzata, e sottolinea come il tutto sia "magico", un po' medievale nella forma della narrazione, intendendo stupore e meraviglia.
Interessante quando commentando il punto 3 chiede un parere sul significato della televisione come forma d'arte, e indica Youtube come esempio concreto.
Derrick fa scorrere sul muro dietro di sé una composizione di icone, cliccando sulle quali fa partire un video o apre un'immagine che poi gli serve per argomentare il proprio discorso. Seleziona un'illustrazione di Pinocchio, racconta come la favola italiana sia conosciuta nel mondo ovunque lui vada, poi spiega come Pinocchio rappresenti l'uomo nel passaggio all'industrializzazione, dalla toscana rurale alla meccanizzazione, quindi il nucleo narrativo sia quello del tornare umano, la sfida ovvero la prova dell'eroe... E questo avviene attraverso la balena, matrice del cambiamento (sulla parola "matrice", rapidamente cita i film recenti che trattano di queste problematiche, centrali nella cultura attuale, come appunto Matrix, Avatar, Atto di forza, Blade runner). La personificazione, il diventare un'identità, e non si può arrestare, si poteva forse fare due secoli fa fermando la stampa, ma ora no, c'è FaceBook, siamo oltre.
Questo è la rivoluzione del terzo linguaggio, dopo orale e scritto ora c'è l'elettrico, e noi personalmente, in noi, portiamo questo linguaggio, grazie a lui significhiamo.
A conclusone del convegno avrebbe poi aggiunto alcune considerazioni "politiche" sul nostro essere ormai connessi planetariamente, del nostro aver maturato consapevolezza riguardo l'effettiva forza del nostro agire quando coordinato e potenziato da Internet: i riferimenti sono le Tweet Revolutions del nord Africa dei mesi scorsi e le forme della censura cinese su Internet, e Derrick dice che o i Governi imparano a fare meno della censura, oppure noi qui in Rete impariamo a fare a meno dei Governi.

Giovanni Boccia Artieri esordisce indicando la sua volontà di ragionare attorno alcune "sonde" di McLuhan, quei passaggi divenuti poi proverbiali nel descrivere il pensiero dell'autore e il suo impatto sulla riflessione odierna riguardo la natura dei massmedia.
Le 'sonde' di McLuhan sono degli slogan, sono idee che poi si propagano, il futuro è il presente.

1. Medium is the message
La forma dei media hanno implicazioni più profonde dei contenuti che veicolano; non si tratta banalmente di sminuire i contenuti, ma di porre come oggetto di analisi proprio la forma storica che veicola quei contenuti, e il modo in cui questa modifica profondamente il nostro pensare. A esempio FaceBook: le nuove forme della connessione interumana sono il nocciolo da osservare, lì c'è il cambiamento.
"La tv è tattile" e le molte altre frasi di McLuhan, apparentemente paradossali, cercano di far capire proprio questo, una sorta di dislocazione dell'attenzione che permetta di inquadrare i fenomeni mediatici secondo altri punti di vista. McLuhan: "Le società sono sempre state plasmate più dalla natura dei media attraverso i quali gli uomini comunicano che non dal contenuto della comunicazione".
Fermarsi alla superficie dei contenuti non va arrivare alla cosa importante: l'esperienza che facciamo del mondo è sempre un'esperienza autentica, e la realtà fisica vale tanto quanto Second Life per come sono da noi vissute. La stessa notizia sul giornale, sulla radio, in tv sono tre esperienze diverse, che ci costruiscono. Quello che è in ballo è la forma della rappresentazione, quindi le diverse modalità relazionali, le occasioni percettive differenti - nella realtà aumentata sul cellulare vivo diversamente il reale... le tweet revolution in africa sono state rese possibili perché le reti tecnosociali hanno reso visibili le reti di persone, costruendo nelle collettività una percezione nuova di se stesse.
Determinismo tecnologico di McLuhan? Nodo storico e cruciale del suo pensiero, con cui si tende a scartare l'importanza l'importanza del pensatore muovendo facili critiche. Partendo dal famoso esempio mcluhaniano dell'invenzione della staffa per poggiare i piedi stando a cavallo, Boccia Artieri illustra il significato della nascita della cavalleria pesante nel Medioevo, quindi nasce la professione di soldato, quindi il feudalesimo (staffa sta a feudalesimo, dice semplificando, come Twitter sta a Africa nei recenti movimenti di piazza e rivoluzioni).
E' da comprendere però come il ragionamento vada inteso correttamente: nel sistema dei media noi siamo fuori dalla causalità, siamo sistemici, "circolarità delle intenzioni", quindi va compresa la nozione di "cause negative".
Riferendosi al pensiero di Debray, Boccia Artieri mostra come sia errato riferirsi a una correlazione causa-effetto nella considerazione di certi processi culturali o nell'invenzione tecnica degli strumenti, compresi i ragionamenti massmediologici: la staffa non "determina" il feudalesimo (o la stampa a torchio del protestantesimo), ma lo "autorizza", ne costruisce la condizione di possibilità. Non ne è causa, ma senza staffa niente feudalesimo, senza Gutenberg nessun Lutero. Le causalità sistemiche sono negative. A non produce B, ma se non-A allora nessun B.

2a sonda: i media sono metafore attive, traducono l'esperienza in forme nuove.
Esempio del cellulare: noi oggi siamo sempre connessi, always on, e anche l'esperienza dei luoghi è diversa.
Rapporto tra media e corpo, apparato neuropercettivo: noi nei media impariamo il mondo, gli schemi d'interpretazione, i media sono ambienti evolutivi per la storia vitale, luoghi dove si sviluppano emozioni e sentimenti, atti reali, basta con il pensiero di una separazione.
E' mutato il senso della nostra POSIZIONE nella comunicazione... Da oggetto della comunicazione (cittadino, consumatore, audience...) a soggetto della comunicazione: questo è quello che la rete sta facendo, enpowerment dell'individuo, e il senso dell'abitare cambia, per singoli, per enti privati e pubbblici (i cittadini enpowerati dalla partecipazione).
Arriviamo in modo diverso all'informazione, oggidì tutto passa attraverso filtri diversi, sociali, amicale, cerchie.
User generated content: persone e contenuti sono strettamente collegati, e la fiducia e la credibilità sono i valori che circolano, quello che funziona, non la quantità. Reputazione.
McLuhan: "il contenuto è l'utente".

UPDATE: trovate un buon resoconto anche qui

Personalmente, non saprei cosa aggiungere qui ora su McLuhan. Perché McLuhan è un universo intero di discorso, peraltro dislocato rispetto alle grandi correnti di analisi massmediologica di fine Novecento.
Ne ha fatto cenno anche Boccia Artieri: McLuhan non viene insegnato per bene nelle Università. Quella massa di ragionamenti espressi con stile originale e a volte paroliberisticamente paradossale (d'altronde, come raccontare nel 1962 ciò che non può essere capito, in quale altro modo far passare nella pubblica opinione il messaggio che intende far porre attenzione sulla forma del messaggio, se non sabotando le narrazioni e le aspettative d'ascolto?), spesso dipinta come un insieme disordinato dove qui e là brillano delle intuizioni e delle suggestioni  in forma di slogan, mi è personalmente arrivata sotto forma di un paio di capitoletti dentro i manuali di teoria della comunicazione o di sociologia della ricezione, ma non mi sono mai imbattuto in un monografico dedicato al massmediologo canadese, pur avendo avuto la fortuna di avere professori universitari liberi o addirittura "selvaggi" nel loro approccio alla disciplina.
"Il medium è il massaggio", appunto. Quei quattro sensi della lettura, come in Dante: Message and Mess Age, Massage and Mass Age. Quel massaggiare il sensorio della cultura umana, quell'innescare brividi agendo direttamente sugli organi di senso delle collettività, ovvero sui massmedia. Agire cambiamento.
Appena ho dieci anni liberi, mi ributto a studiare McLuhan.