27 giugno 2011

AGCom, Calabrò, la censura in Rete, la feccia

Quante volte ne ho scritto, di censura sul web? Ne abbiamo scritto, in tanti. Di Cassinelli e di D'Alia, della Carlucci anni fa, del wifi libero, di Mediaset e Youtube, dei blogger processati negli ultimi anni. Abbiamo firmato petizioni, promosso campagne mediatiche per informare e far conoscere le manovre oscure di chi teme la Rete e la sua libertà di espressione, oppure più banalmente deve proteggere imperi televisivi e business pluridecennali.
Gestione del potere, lotte, schifezze di uomini e donne al governo e nei posti chiave dell'economia italiana, feccia umana. 

Dice giustamente Nicotra di AgoràDigitale che avevamo sbagliato obiettivo, o meglio che avevamo sottovalutato il nemico, identificandolo con poche teste, mentre qui è da comprendere rapidamente come tutto il sistema sia marcio. "Non è così. Dobbiamo dirlo altrimenti non si capisce perche' stiamo urlando ai bari. Non c'era nessuna partita. L'intera Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è un enorme imbroglio, un gioco di prestigio del potere." 

Un'authority come AGCom che emette un provvedimento "di frontiera", come lo ha definito Calabrò stesso, che arriva a normare e normalizzare pesantemente i comportamenti  di noi cittadini digitali, forse anche al di là di quanto le è concesso fare, senza precedenti in Europa, in modo stolto e punitivo, senza aver nemmeno idea della quantità di procedimenti (segnalazioni, ingiunzioni di rimozione dei contenuti pubblicati in Rete, blocco degli IP sia su siti italiani sia esteri), ben oltre il decreto Romani del 2005, ben oltre le varie leggi-bavaglio di questi anni. Gente arrogante, ominicchi, feccia: "... la partita era ben più grande, di un livello che tocca invece quell'enorme conflitto di interesse del nostro Presidente del Consiglio e proprietario di Mediaset e tutti i suoi (ex?) dipendenti all'interno del Ministero dello Sviluppo Economico e nell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. O cominciamo a dire che è questa la partita o non ci capirete, non capirete perchè ci agitiamo e sbraitiamo." (sempre Nicotra). 


Alcune fonti per approfondire (via AgoràDigitale):

Un dinosauro moribondo, ecco chi abbiamo davanti, e dobbiamo fronteggiare gli ultimi disperati colpi di coda.  La notizia non circolerà molto su tv e giornali, figuriamoci. Ci sono anche altre emergenze (la battaglia NOTAV in Val di Susa, i rifiuti di Napoli) che bucano molto di più la sfera mediatica italiana, eppure qui ne va di mezzo la libertà di espressione di noi tutti, il poter parlare e informare delle cose che succedono. Entro il 6 luglio vedremo alzarsi la solita cortina fumogena, esploderanno dichiarazioni e accadimenti congegnati a arte per distogliere l'attenzione da questo provvedimento dell'AGCom, che mina alla base il nostro stesso poter raccontare.
Giorni di tam tam ci aspettano, e saranno tamburi di guerra.




Cosa prevede la delibera [Tratto dalla sintesi di www.valigiablu.it


Secondo la delibera AGCOM, se il titolare dei diritti di un contenuto audiovisivo dovesse riscontrare una violazione di copyright su un qualunque sito (senza distinzione tra portali, banche dati, siti privati, blog, a scopo di lucro o meno) può chiederne la rimozione al gestore. Che, «se la richiesta apparisse fondata», avrebbe 48 ore di tempo dalla ricezione per adempiere. CINQUE GIORNI PER IL CONTRADDITTORIO. Se ciò non dovesse avvenire, il richiedente potrebbe, secondo la delibera ancora in bozza, rivolgersi all'Authority che «effettuerebbe una breve verifica in contraddittorio con le parti da concludere entro cinque giorni», comunicandone l'avvio al gestore del sito o del servizio di hosting. E in caso di esito negativo, l'Agcom potrebbe disporre la rimozione dei contenuti. Per i siti esteri, «in casi estremi e previo contraddittorio», è prevista «l’inibizione del nome del sito web», prosegue l'allegato B della delibera, «ovvero dell’indirizzo Ip, analogamente a quanto già avviene per i casi di offerta, attraverso la rete telematica, di giochi, lotterie, scommesse o concorsi in assenza di autorizzazione, o ancora per i casi di pedopornografia».

26 giugno 2011

Strategie fatali

Quel che una donna non vi perdonerà mai d’altronde non è di non amarla (con l’amore o col sesso, ci si mette sempre d’accordo), è di non averla sedotta, o di non avervi mai sedotto. Solo questo è inespiabile, e nonostante l’amore o la tenerezza che le date finirà sempre per vendicarsene crudelmente. Non avendovi potuto sedurre, cercherà di annientarvi. I peccati di sesso o d’amore si possono assolvere tutti, perché non sono un’offesa. Solo la seduzione colpisce nel vivo dell’anima, che non ha pace se non nell’assassinio. 
Di qui proviene quel che chiamiamo lo scaltro genio della passione. Nel cuore dei movimenti più appassionati, più belli e disperati, c’è questo genio scaltro che veglia per prendere l’altro in trappola. Stessa tentazione diabolica, nel momento più sincero e più travolgente dell’amore, di scongiurarlo ironicamente con un atto perverso. 
C’è qualcosa di più forte della passione: l’illusione. Più forte del sesso o della felicità: la passione dell’illusione. Sedurre. sempre sedurre. Sventare la potenza erotica con la potenza imperiosa del gioco e dello stratagemma - perfino nella vertigine disporre nelle trappole, e al settimo cielo conservare ancora la padronanza delle vie ironiche dell’inferno -, tale è la seduzione, tale è la forma dell’illusione, tale è lo scaltro genio della passione.

Jean Baudrillard, Le strategie fatali

17 giugno 2011

Io sul web. Curation e Reputazione.

E' un po' che parlo di Curation e Reputazione.
E se il flow-chart della Curation è costituito da ascolto-aggregazione-selezione-reimpaginazione-ripubblicazione-feedback, tenere monitorata la propria Reputazione (o quella del proprio brand) è certamente una di quelle azioni da incorporare nella Curation del proprio webabitare.
Ora c'è anche Google, il servizio si chiama "Io sul Web" e lo trovate nella vostra dashboard: semplicemente vi arriveranno nella mail le social mention riferito al vostro nome. Non potevo non dirlo, capirete. Parlerò di queste cosette ancora un po', per via della mia passione per i momenti aurorali, poi passerò a altro, ché mi stufo presto.
Ma molti ne stanno parlando.
L'argomento "Reputation" è ricco, variopinto, innesca riflessioni pluridisciplinari, è già parola chiave dei professionisti che gestiscono la visibilità e la conversazione delle aziende. 
I SEO non vi vendono più soltanto il posizionamento sui motori di ricerca, non vi tontonano più soltanto sulla spreadability viraleggiante dei vostri contenuti pubblicati, ora la mission è progettare costruire e gestire la reputazione del brand.

Uso i miei strumenti di Curation per restare sintonizzato sulla Reputazione: qui trovate lo Scoop tutto dedicato e ben impaginato, qui uno Storify relativo al tema più ampio dell'essere Netizen oggidì, dove ovviamente segnalazioni sulla Reputation non mancano, essendo il valore di quest'ultima legatissimo alla qualità del nostro essere Cittadini digitali.
Su Curated ho un bundle nuovo dedicato all'identità, sempre robe che si intrecciano alla reputazione.

Oltre a Scoop, Storify e Curated, di cui già parlavo su Apogeonline aprile scorso, ora mi trovo anche per le mani due nuovi strumenti di Curation: Bundlr e Shareist. Il primo mi sembra più un reimpaginatore elegante, mentre il secondo è decisamente più complesso e articolato, permettendo di maneggiare i flussi e arredare spzi web con maggior raffinatezza.

Chiaramente, gestirli tutti sta diventando un casino: per lo stesso argomento, a esempio Reputazione, o creo lo stesso bundle su tutti i servizi di Curation fin qui elencati (e non starei nemmeno molto a tenerli tutti aggiornati con quelle news pertinenti al tema in cui mi imbatto, è sufficiente cliccare quei quattro cinque bookmarklet), o uso ciascun servizio per argomenti diversi (ma perché?), oppure qua tra poco s'imporra la scelta definitiva, già lo so.

Incollo qua sotto il widget di Scoop sulla Reputazione, giusto per.

16 giugno 2011

Inter-nos

Internet è la rete delle reti. La rete che connette le reti. 
Ma sono anni che lo diciamo, la rete degli umani viene prima, è che la tecnologia ha costruito buone connessioni, dato visibilità, reso efficiente lo scambio interpersonale, fatto emergere le relazioni, al punto che ora ci abitiamo, qua dentro.
Quindi d'ora in poi io questa cosa qui la chiamo inter-nos, quel "tra di noi" è l'essenza della Rete.
La Rete siamo noi, io sono rete.

08 giugno 2011

Jannis al convegno AIF

Venerdì 10 giugno vado a Bologna, mi han chiamato a parlare alla 10° Giornata nazionale dell'Associazione Italiana Formatori AIF, qui trovate le opportune indicazioni e il programma del convegno.

Parlerò di Cultura digitale, delle metafore su cui potrebbe essere vantaggioso costruire le narrazioni mediatiche del cambiamento tecnosociale, degli scenari che si stanno delineando riguardo le caratteristiche social della Società della Conoscenza. Poi vi racconto.


07 giugno 2011

T'è piaciuto?

Dopo il quadrato attanziale costruito sul nostro stile d'influenza (e quindi di riflesso una misurazione della nostra reputazione, Klout), va tenuto presente questo ambo estratto da Google, con il +1 plasuàn e PageRank, in pochi giorni.
Ne parla il Tagliablog, dicendo
penso che, a parità dei tradizionali fattori SEO (on-page e off-page), un contenuto che riceve qualche Like, Retweet e/o +1 si possa posizionare meglio sul motore rispetto al contenuto che riceve “solo” dei link. E penso anche che l’acquisizione di PostRank accrescerà ulteriormente il valore e il peso che Google imputerà alle varie interazioni sociali.
e sottolineando il termine engagement usato nella comunicazione. 
Qui il sito di PageRank: si riferiscono esplicitamente all'attenzione che riceviamo dagli altri, noi e i contenuti che produciamo/spammiamo 
then because it’s interesting, inspiring, or controversial, they get “hooked” and decide to take further action 
e questo restare agganciati è quello che intendono per engagement, innescare azioni, eventi, conversazione.

Nelle cerchie sociali (vorrei integrare quelle di Google con altri social) avvengono sostanzialmente i soliti fenomeni di gruppo, scissioni attacco-fuga, a cui la potenza dei social forse aggiunge spazi di comunicazione laterale: ci sono diversi social a far circostanza, diversi ambienti e strumenti, ruoli attoriali e partecipazione fluida a sottogruppi di appartenenza.

Ma mi sembra un approccio adolescenziale.
Gruppo dei pari, stili di personalità mutuati da altri, gestione potere e leadership, necessità di porre/individuare un limite per posizionarsi esistenzialisticamente rispetto a esso, "sono un ribelle mamma".
Quale sintomo, guardate la diffusione dei tormentoni, le parole di moda per tre mesi, lo stile degli opinion leader.

E quello che troveremo (anche senza cercarlo, sì) su Google risentirà di quello che chi conosciamo ritiene meritevole di condivisione. Spinta al conservatorismo delle opinioni, se assomigliano a luoghi comuni e l'odioso buon senso.
D'altronde, è necessario. Fase necessaria.
Forme della socialità.

03 giugno 2011

Klout, narrativizzare la reputazione


Cliccate sull'immagine. Questa matrice l'ho trovata su Klout, serve per comprendere lo stile del nostro abitare in Rete, secondo il tipo e la qualità del nostro produrre e distribuire informazione.
O meglio, Klout si presenta come un servizio web per tracciare la nostra influenza online, e di converso può restituirci una rappresentazione della nostra reputazione digitale.

Come più volte ho fatto su questo blog, sto utilizzando materiali semi-lavorati prodotti da aziende o professionisti per trarne spunti, per ricavarne grammatiche della Cultura digitale e dell'abitare in Rete. 

Klout ci attribuisce un punteggio secondo la nostra capacità di essere opinion leader e buoni divulgatori, permette di effettuare comparazioni con altri utenti (ma non è strumento social, manca l'aspetto dei follower, non divento "amico" di nessuno), organizza automaticamente per tematiche gli argomenti più spesso presenti nel nostro lifestreaming, misura la reputazione valutando l'influenza che abbiamo dentro le nostre cerchie sociali, ricavando indicazioni dai like e dai retwitt che facciamo dentro Facebook e Twitter.

La griglia qui sopra, da intendere come una rappresentazione dei ruoli attanziali che ognuno di noi poi riveste attorialmente nell'economia della narrazione, intende connotare qualitativamente il nostro inoltrare link e informazioni riconducendo il nostro comportamento (il nostro "fare" online) a precisi assi dimensionali, quattro per la precisione, in grado di far esprimere valutazioni sul tipo dei contenuti che solitamente pubblichiamo e che poi vengono ripresi nelle nostre cerchie sociali.

Ho quindi, se proprio vogliamo, una morfologia degli elementi significativi (l'organizzazione secondo le quattro dimensioni del mio dire), una sintassi costituita dalla capacità (viralità, spreadability e drillability, format micronarrativi) degli elementi di tessere reti di passaparola e di connettere tematiche, una sematica (narrativizzabile con la figurazione del ruolo discorsivo) data dalle posizioni attoriali che assumo in quanto "mediattore" e dalla reputazione che emerge come riferita alla mia persona.
Se vogliamo tutta la pragmatica della comunicazione (gli effetti concreti del mio dire nel mondo, sugli altri) è riconducibile a quel termine, "influenza" o "influenzare", che per l'appunto troviamo ovunque sul sito Klout, come concetto chiave della loro narrazione.

Gli assi valoriali con cui viene misurato il mio lifestreaming attribuendogli così uno stile riguardano 
  • il mio essere piuttosto partecipante rispetto al solo "ascoltare" la conversazione (coinvolgimento)
  • la mia creatività nel produrre oggetti informazionali originali contrapposta al semplice linkare e re-inoltrare contenuti di altri
  • la quantità e frequenza del mio confezionare e "spammare" informazione
  • la focalizzazione dei contenuti di cui sono solito trattare (ipersettoriale vs. a ampio spettro)
Chiaramente qui l'Oggetto di Valore della narrazione è dato per ognuno di noi dall'acquisire Reputazione, quindi come Eroi della storia dovremmo stabilire delle strategie d'azione per moltiplicare la nostra influenza in Rete, nelle conversazioni sui social.
Quali sono le competenze cognitive di cui abbisogniamo per intraprendere il nostro programma narrativo? Dato per scontato il nostro voler-fare (se siamo innescati come attori dal nostro voler possedere l'Oggetto di Valore, la Reputazione), vi sono forse delle lacune nel nostro saper-fare, che ci impediscono un poter-fare efficace? Padroneggiamo gli strumenti che ci permettono di acquisire maggiore influenza nelle nostre cerchie sociali?
Saper dar gambe alla nostra voce, saper farla risuonare negli ambienti sociali, saper raggiungere altri opinion leader che facciano per noi da cassa di risonanza, saper utilizzare strumenti di curation per meglio selezionare aggregare reimpaginare ripubblicare informazioni, saper decodificare le nicchie ecologiche della Rete, saper confezionare il discorso e saperlo pronunciare, saper reintrodurre nella progettazione del nostro abitare i feedback che la Rete stessa ci offre, come con Klout e con gli strumenti che mostrano mappe e diagrammi di flusso e rappresentazioni grafiche del nostro lifestreaming, e di come questo si propaghi nelle cerchie sociali.