Umberto Eco torna a parlare della Rete, ovviamente male. Speriamo di non vederlo costretto a passare la pensione leggendo romanzi cavallereschi e combattendo mulini a vento... oppure speriamo sappia infine rovesciare l'arazzo (sempre Cervantes) per comprendere il vero disegno formato da trama e ordito, osservandolo dalla parte giusta.
Comunque, ne parla anche Sofri qui, riprendendo questa Bustina di Minerva.
Di mio, ho già dato. Ho provato a interpretare la visione di Eco qui, un anno fa su questo stesso blog, e recentemente qui, sul blog dei NuoviAbitanti.
Mi soffermo solo su una frase da lui scritta: "Ormai Internet è divenuto territorio anarchico dove si può dire di tutto senza poter essere smentiti."
A me sembra che la frase si riferisca all'editoria pre-internet. Provate a sostituire "Internet" con "editoria". Se uno psicologo per esempio nel 1986 avesse scritto una castronata in un suo libro, cosa avrei potuto fare io per smentirlo? Scrivere un libro? E chi lo avrebbe pubblicato, visto che non sono un docente universitario o uno psicologo di fama? Avrei potuto scrivere un saggio di psicologia e vederlo pubblicato su una rivista scientifica? Cosa avrei potuto fare, scrivere una Lettera al Direttore in un giornale di provincia? La stessa asimmetria nell'autorevolezza della fonte avrebbe compromesso la mia posizione teorica di opposizione, la diffusione e quindi il "valore" percepito sarebbero automaticamente stati ben inferiori.
Dalla reputazione, autorevolezza, non il contrario. Questa è Rete. E la reputazione viene sia dalla qualità dei contenuti che hai saputo esprimere nel tempo, sia dall'atteggiamento di apertura alla conversazione che traspare dal modo e dallo stile con cui abiti su Web.
Mi vien poi da pensare che per me e per molti che come me da anni cercano di capire cosa sia la Rete, la bellezza di Internet sta esattamente nel contrario di quanto espresso da Eco: innazitutto è finalmente il territorio dove TUTTI possono dire TUTTO e essere letti da TUTTI (senza soglie industriali/editoriali, senza costi di pubblicazione per l'autore e di lettura per il fruitore), e soprattutto è il Luogo dove CHIUNQUE può smentirti, pensa un po'.
Talvolta ti contraddicono a torto, e puoi sempre confutare la critica impegnandoti nel dialogo per lasciar rifulgere la Verità autoevidente e fiammeggiante, talvolta ti contraddicono a ragione, poggiando su fatti e riferimenti inoppugnabili. Scoccia un po', devi far marcia indietro e riconoscere l'altrui punto di vista, ma di certo lo Scibile umano s'incrementa. Proprio nel confronto intersoggettivo - come nell'etica scientifica, appunto - stiamo contribuendo a incrementare il patrimonio di Conoscenza complessivo posseduto dalla specie umana, foss'anche nei commenti di un blog sperduto eppure sempre raggiungibile da tutti. Una stortura in più che viene raddrizzata, dal primo stupido che passa e vede l'errore, lo fa notare, avviene il riconoscimento e il patteggiamento da parte dell'Autore che onestamente modifica il suo scritto, e l'Umanità ne guadagna.
Questa io non la chiamo anarchia, la chiamo "emergenza di valori di verità* nei sistemi di credenze diffusi, grazie a un fare comunitario collaborativo". Una negoziazione. Io non vedo disordine, vedo nuove forme del Sapere, diversamente organizzate.
E quel verbo modale, quel "senza poter essere smentiti", ancora una volta, rivela la non-comprensione di Eco rispetto a quanto sta succedendo qui dentro. O il suo non-voler riconoscere le nuove regole della Società della Conoscenza.
* non fatemi fare lo spiegone su cosa sia la verità. Vi basti il fatto che l'ho scritto minuscolo.












