17 gennaio 2011

Figura e sfondo - reloaded

Un pezzo lungo, che scrissi tempo fa per un ebook di Datamanager. Ne parlavo qui.

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Figura e sfondo: il libro e la società connessa

Un secolo dopo le avanguardia artistiche del Novecento, abitiamo ancora dentro modelli di pensiero che non solo concepiscono l'opera come romanticamente formata in modo compiuto dentro la scatola cranica del suo autore, ma hanno in sé una propensione a leggere comunque il fare espressivo come svincolato dal contesto culturale in cui esso appare. Senza voler esasperare i termini, senza voler estremizzare le affermazioni di cui sopra - in fin dei conti i percorsi storici dei linguaggi espressivi più o meno "artistici" appartengono alla cultura generale della nostra epoca - rimane comunque viva l'idea di un "oggetto culturale" in sé conchiuso, capace di veicolare il proprio significato contando solo sulle proprie forze, sulla propria capacità di mettere in scena le circostanze di enunciazione e la relazione comunicativa con il fruitore, che sarebbe meglio da subito chiamare interlocutore.
Nella storia del '900 troviamo esplicite delle riflessioni teoriche e delle pratiche progettuali e realizzative che minano profondamente questa nostra fiducia piuttosto ingenua nella solitudine dell'opera: l'ideologia romantica perde molto del suo significato in un mondo dove molti possono accedere alla fruizione e alla produzione di immaginario nelle forme codificate - abbiamo quindi una democratizzazione dell'autore. Inoltre, l'industria culturale nel suo frammentare e rimescolare i processi produttivi e espositivi delle storie giunge (o permette al nostro pensiero critico di giungere) alla considerazione merceologica del nostro abitare riti e miti che però trovano format di divulgazione mediati dall'intelligenza di chi ragiona in termini di marketing, dando luogo a una Società dello Spettacolo, del simulacro. Ancor di più, l'analisi testuale ha mostrato come il testo in realtà sia sempre molti testi, e stiamo parlando proprio del punto di vista autoriale e della sua capacità di riorganizzare il contesto narrativo, piuttosto che concentrare la propria attenzione sul semplice messaggio.
Lungi dall'essere isolato, il testo è nativamente permeabile, attraversato da altre narrazioni, da libri che richiamano altri libri, e in fin dei conti in una biblioteca tutto si tiene con tutto, e tutte le biblioteche del mondo concepite come luoghi del sapere statico riecheggiano le une con le altre, nel tessere le forme stabili della Conoscenza. Ma il modello biblioteca, tanto quanto quello di opera autonoma, oggi non sono più sufficienti.
Oggi possiamo letteralmente vedere il farsi della cultura, nei processi dinamici dell'emergere della Conoscenza in Rete, su web, o su quelle nuove pratiche fisiche rese possibili dall'esistenza della Rete. Rete che va ribadito è sempre esistita, come legame tra le persone, tra le collettività, tra i libri e i depositi di conoscenza (memoria interne o esterna a noi) che tra loro tessono trame, e che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione hanno potenziato, facendone emergere gli strati osservabili, il fare concreto umano di condivisione e scambio, il fare cultura che è sempre intercultura.
Di un testo oggidì immateriale, slegato dal suo storico supporto e veicolo cartaceo, anzi in grado di abitare indifferentemente la nuvola dei dispositivi di lettura oggi disponibili o nelle reti di visibilità elettroniche, comprendiamo la sua capacità di ri-giocare la relazione tra la figura e lo sfondo, relazione da cui orginariamente sgorga il senso dell'opera, nonché il senso del nostro fruire l'opera, nell'interazione. Anche ragionare al di là della figura dell'Autore, della sua intenzionalità, ci riesce facile nel provare a insistere con lo sguardo su paesaggi di pratiche culturali assolutamente innovative, quali quelle che vediamo a esempio per prove e errori sperimentare dall'industria editoriale, alla ricerca di nuovi equilibri e modelli economici di funzionamento, nell'epoca in cui non tanto l'informazione quanto l'attenzione è un bene prezioso, da contendersi.
Proprio questo è il posto dove ci troviamo: non più circoli di intellettuali dell'antica Grecia o cenacoli rinascimentali o avanguardie culturali tratteggiano il valore e la forma degli oggetti della conoscenza, ma in maniera condivisa e collaborativa tutti insieme nella Grande Conversazione stiamo patteggiando tra noi il modello di pensiero con cui pensiamo lo sfondo, il contesto da cui sappiamo dipende il senso enunciato dei messaggi, dei testi, delle opere d'ingegno.
E anche noi procediamo per prove e errori, congetture e confutazioni nel negoziare un concetto stabile (una credenza, sempre ipotetica e fallibile) di come sia da rappresentare lo sfondo, utilizzando metafore della Rete tecnosociale che richiamano rizomi, città di testi, viabilità delle idee, ambienti artificiali connessi in cui le collettività vivono, la mente che abita dentro e fuori di noi, l'ecosistema della conoscenza, il bosco delle narrazioni; da questo calderone un giorno nasceranno modelli maggiormente attagliati alla complessità attuale, nativi, e non banali adeguamenti di modi di fare obsoleti.
Agli albori del cinema, i Lumiere cercavano di rendere una realtà teatrale, mentre Georges Melies già sperimentava narrazioni nuove, avendo compreso il montaggio come proprium del linguaggio cinematografico. Inizialmente abbiamo sempre adeguamenti di vecchi format dentro i nuovi linguaggi, ma dovremmo ormai anche aver compreso che proprio in simili situazioni conviene osare qualcosa in più, per avere fiducia poi nella "pubblicazione" del nostro fare, rendere pubblico tramite la Rete, quale garanzia etica di controllo intersoggettivo, di trasparenza, di dialogo e pluralità.
I libri quindi, ma in realtà ogni porzione di contenuto di qualsiasi lunghezza o argomento, su molti media differenti, insomma qualsiasi testo, abita da sempre in Rete. Oggi in più si muove rapidamente su scala planetaria, innesca conversazioni in tempo reale, connota di sé relazioni e situazioni.
E il supporto tecnologico che lo veicola, passando dalla lenta carta all'interattivo ebook reader, diventa come una polla d'acqua nelle terre di risorgiva, dove affiorano in superficie brani di contenuti che circolano comunque in Rete. Il testo che leggiamo su un dispositivo connesso diventa segno e metonimia dello Scibile tutto, segno non solo letterario ma anche concreto in quanto permanentemente connesso con l'insieme, metonimia da interpretare dinamicamente, come capacità dell'opera di restare sintonizzata con il contesto di riferimento (l'ambito del discorso), e magari di cangiar forma e contenuti su pulsione di quello.
Quello che potremmo vedere in poco tempo, e che mi piacerebbe osservare, sarebbe la possibilità per il dispositivo di lettura di "campionare" e di riportare quel contesto unico e originale dato dal nostro personale interagire con il testo, la vera situazione di fruizione, riuscendo a tracciare dentro il flusso delle conversazioni in Rete alcune caratteristiche di questa relazione, quali i suoni ambientali, il ritmo e i tempi di lettura, l'insieme delle annotazioni e dei commenti e delle sottolineature del testo... qualcosa di simile già accade con i nuovi ebook reader, dove un manuale o un saggio di studio, vivi e cangianti, si modificano sotto i nostri occhi, per mostrarci come altri hanno letto quel testo, come lo hanno sottolineato, in una piena concezione socialdella tecnologia e della condivisione culturale.
In ogni caso, io ho paura delle idee vecchie, non di quelle nuove.

14 gennaio 2011

PA e comunicazione 2.0 - Bergamo

Oggi vado a Bergamo, domani ho una docenza per IDM presso l'Università. Qui trovate il corso specifico, rivolto a amministratori di Enti locali, sindaci assessori e quant'altro.

Comunicazione su web, strumenti per l'ascolto del territorio, e-democracy e e-government, Codice dell'Amministrazione Digitale, backoffice e frontoffice, quelle cose lì.

Qui sotto la presentazione per organizzarmi il preambolo.

08 gennaio 2011

Social media monitoring, content curation

Post di servizio, mi prendo due appunti.

Partendo da una segnalazione di Pierluca Santoro su FF, arrivo a una discussione su Quora - sì, il nuovo giocattolone per farsi domande e darsi una risposta, però serio (finora) - dove ci si pone il problema di quali siano i sistemi migliori per pettinare i flussi (già qui parlavo di strumenti webbased per reimpaginare i flussi di twitter o facebook).

Bisogna monitorare centinaia di fonti, selezionare, organizzare tematicamente, reinoltrare su propri spazi web con pertinenza, facendo tutto con efficienza (cliccare il meno possibile: con un bottone sulla barra o altrove devo poter prendere qualsiasi cosa e metterla dove voglio), e magari anche in modo collaborativo, se pensiamo a gruppi di lavoro tipo delle Redazioni, nelle aziende o nelle PA o dovunque una fetta di lavoro quotidiano riguardi questo controllare e pubblicare.

Controllare e rispondere ai post sul proprio blog, scartabellare nell'aggregatore per trovare articoli o blog interessanti, scrivere dei twit o delle cose come rilanci e aggiornamenti, schedularne la pubblicazione nel corso della giornata, fare un giro sui socialcosi twitter facebook linkedin per vedere reazioni e commenti e nel caso replicare, controllare la posta e gli alert per ricavarne ulteriori segnalazioni o prendere appunti per le bozze dei post futuri, fare un giretto sui servizi webbased di monitoraggio feed e tematiche calde, controllare le statistiche e gli strumenti di feedback per aggiornare il proprio flusso. In fondo, tutti noi siamo i social media manager del nostro lifestreaming, siamo al centro della nostra community, e se queste cose le fa qualcuno per lavoro dentro una Redazione magari ha bisogno di strumenti più performanti.

Alla buona, ma con buona efficienza, queste funzioni di ascolto e (ri)pubblicazione possono essere svolte utilizzando bene il proprio aggregatore (ma in GReader è difficile avere feed in uscita ben differenziati), Tumblr, Delicious o comunque servizi di bookmarking che poi emettono un feed, qualcuno usa una stanza di Friendfeed per raccogliere feed e ottenerne uno solo in uscita, qualcuno fa lo stesso smanettando con Pipes. Un certo numero di bookmarklet sulla barra non può mancare. 

Ripeto: non bisogna ragionare soltanto sul social media manager isolato (la figura professionale che rivestiamo noi stessi per il nostro lifestreaming, o che immaginiamo nelle sue mansioni lavorative dentro un'organizzazione che conversa su web), ma anche sull'insieme dei collaboratori che dentro un'organizzazione lavorativa devono poter facilmente segnalare un feed, in modo da farlo arrivare al social media manager già un po' confezionato, magari aggiungendo due righe di contesto. 
Ogni collaboratore dovrebbe avere i propri luoghi social dove inoltrare segnalazioni pertinenti, e il responsabile della pubblicazione dovrebbe feedarsi a queste fonti per poi compiere l'atto finale del pubblicare sulle piattaforme.
Oppure certi software di pubblicazione di contenuto (anche Wordpress) offrono la possibilità di creare a esempio dei blog multiautore, e facendo mettere un relativo bookmarklet sulla barra ai collaboratori questi ultimi possono facilmente mettere in bozza una pubblicazione, da rivedere e pubblicare a cura del responsabile di redazione.


E poi c'è il sottoinsieme degli strumenti che servono per monitorare sé stessi, il proprio brand.

Da quella discussione su Quora emergono le indicazioni degli strumenti per curare il contenuto (content curation tools) che vanno per la maggiore. Strumenti che devono permettere di segnalare news o feed, che devono permetterne di scoprire fonti nuove per tag o categorie o parole chiave, che organizzino bene il tutto, che offrano la possibilità di feed separati in uscita, che permettano di stabilire i tempi e i modi di pubblicazione.

Quei professionisti su Quora parlano di pearltrees, di curated.by, di paper.li, di scoop.it, di trunk.ly, di pinboard.in, di mysyndicaat.com, di amplify.com, di storify.com (e il verbo "storificare" mi piace, ma se volete anche storiare, storieggiare, ovvero creare storie), di feedly.com, di diigo.com; qualcuno di questi è un servizio di bookmark che si è espanso alla pubblicazione, qualcuno è più un aggregatore ripensato social, qualcuno è un servizio di pubblicazione che però è stato progettato per ascoltare e reinoltrare.

Su Pearltrees c'è anche una mappa di dove si parla di Content curation, qui.

Poi arriva il solito Robin Good, e mette giù una megamappona fatta con Mindmeister, rimandandoci a un suo post accurato intitolato "Real-time news curation - the complete guide", dove si trovano altrettanti begli spunti per strumenti e buone pratiche (insieme all'indicazione che proprio Robin Good aveva parlato di newsradar nel 2004, precorrendo le esigenze dei tempi)

Qui e qui ci sono due articoli interessanti, sulla Social media strategy e sullì'rganizzazione di una redazione web di tipo corporate per ottimizzare la propria presenza sui social, con riflessioni sulla valutazione.

Qui c'è una presentazione su come organizzare social marketing.

Ora vado a provare tutto, chissà cosa scoprirò.

UPDATE da un thread su Quora, alcune indicazioni di Scoble

There are the paginator approaches:
Flipboard
Paper.li
Instapaper
The Shared Web
LazyScope

There are the algorithmic approaches:
My6Sense
Genieo
Ellerdale Project (will show up in Flipboard next year)
SkyGrid

There are the filtering/sifting approaches:
DataSift
Research.ly

There are the curation approaches:
Pearltrees
Curated.by
Storify

The aggregator approaches:
Techmeme
Google News
Huffington Post
etc etc

05 gennaio 2011

Mick Karn R.I.P.

Avevo sedici anni, e quelle linee melodiche cantabili e strane suonate con il basso fretless, quei borbottii inquieti dentro le canzoni dei Japan erano come un pugno dentro la testa e nello stomaco. Erano un groove nervoso, un funky freddo e obliquo, nuova epoca e nuova onda e nuova estetica. Un nuovo atteggiamento.
Qui sotto trovate un'intervista che insieme a Paolo Corberi ho fatto a Mick Karn intorno al 1992 durante il Bestial Cluster Tour, per un giornaletto locale sul quale al tempo scrivevamo.




MICK KARN

In occasione del Bestial cluster Tour, intervista a Mick Karn, che con Steve Jensen, Richard Barbieri e David Torn, sta girando il mondo.
La musica che suono è molto influenzata dal viaggiare, dalle sensazioni che si provano nel vedere posti prima sconosciuti, e queste sensazioni - già così con i Japan -  l'impatto visivo con questi nuovi orizzonti è quello che voglio esprimere con la mia musica. E' di questo che parlo con i  musicisti con cui collaboro: dell'atmosfera, del respiro, dell'immagine che mi propongo di rappresentare.
Con queste parole Mick Karn ci introduce alla sua concezione della musica, ai suoi propositi, il resto lo raccontano i suoi dischi. Produzioni diradate, contrassegnate da preziosi intrecci di strumenti (spesso da lui stesso suonati), dove l'intento di un impatto globale, orchestrale, che ai solismi dedica uno spazio proporzionale al vantaggio che ne trae l'insieme, spicca.
Potrei definire la mia musica, o comunque l'obiettivo che mi propongo, e che in certa misura guida la mia ricerca, come una sorta di visual music, una picture music. Quando provavamo i pezzi per l'ultimo album, Bestial cluster, facevo sentire a Steve a Rick e a David i demo che avevo realizzato; cerco di lasciare la massima libertà ai musicisti, a patto che il loro contributo non si discosti dall'atmosfera che voglio rendere. L'idea di riferimento è pur sempre l'impressione visuale che intendo trasmettere. Devo dire che la tourne sta andando abbastanza bene. In realtà è un po' strana come tourne: siamo stati in Germania, poi ci siamo fermati per un mese circa, poi in Giappone, e ora siamo qui in Italia e capita spesso che tra le tourne nei vari paesi passi del tempo, cosicché ogni volta che riprendiamo ci vuole qualche giorno prima di ingranare. Sì, lo so, sembra strano da parte di musicisti professionisti, ma è così. D'altronde i pezzi, la musica che suoniamo è complessa, bisogna contare, ricordarsi tutto...
Jensen e Barbieri (batteria e sintetizzatori) suonano con Karn dai tempi dei Japan, mentre con Torn (chitarra) la collaborazione è nata più di recente.
Con Rick e Steve sono ormai vent'anni che suoniamo insieme, siamo come fratelli oramai. Con David c'è stato un feeling immediato quando ci siamo conosciuti, siamo diventati subito molto amici. Anche musicalmente ci troviamo molto bene, infatti collaboriamo volentieri. C'è molto affiatamento tra noi, ci divertiamo molto a suonare.
Una parentesi nella carriera di Mick è il progetto Dali's car, insieme ad un Peter Murphy al meglio delle sue produzioni post-Bauhaus.
La collaborazione con Peter Murphy è nata per una coincidenza di intenti: io avrei voluto realizzare un disco interamente strumentale, ma la casa discografica faceva pressione affinché vi fossero dei pezzi cantati; in quel periodo incontrai Peter Murphy che avrebbe voluto cantare e che non era interessato a comporre le musiche. Sembrava essere il binomio perfetto, il progetto Dali's car avrebbe soddisfatto i desideri di entrambi. Il problema era che non ci conoscevamo come persone, incompatibili; ciò ha reso il lavoro alquanto faticoso, lavorare con Peter è molto difficile, quasi impossibile, e penso che lui pensi lo stesso di me... una questione di caratteri, di personalità che non collimano.
Ma il primo LP solista precede i Dali's car, ed è Titles.
Titles è un disco che ho realizzato in breve tempo, se penso alle lunghe sedute in studio con i Japan... C'eravamo appena sciolti e io volevo realizzare un disco  molto spontaneo, ..volevo rompere con quell'accuratissimo modo di concepire la realizzazione di un album.
 A Titles seguono Dreams of reason produce monsters e quest'ultimo Bestial cluster.

Un motivo per il quale Bestial cluster è risultato un disco più caldo del precedente Dreams of reason, è il fatto che mi sono avvalso della collaborazione di più musicisti. In effetti, il fatto che lo stesso musicista suoni tutti gli strumenti influisce in modo assai particolare sul risultato finale; non si tratta solo di essere più o meno "caldi", questo è solo uno dei fattori, non l'unico...
Sono cresciuto ascoltando molto i dischi della Tamla Mowtown, ho anche desiderato scrivere canzoni in quello stile, e ci ho provato ma non fa per me, non me lo sento dentro, anche se mi piacciono molto, ma il mio spirito musicale diverso ...non capisco il country-western, non mi dice nulla... Alla radio, quando per caso mi sintonizzo su una di quelle frequenze dove trasmettono quelle interminabili quanto inutili ballate RnB sento un'irresistibile compulsione a cambiar stazione: non sopporto quella loro piattezza, tu sei lì che aspetti che accada qualcosa e invece... niente!
Cerco di prestare un po' di attenzione al modo in cui la musica verrà ricevuta, cerco con quel tipo al mixer di studiare l'ambiente... quando sono in studio miro a ottenere certe sonorità, lavoro con un'intenzione diversa... "sentire" le persone, questo è suonare live.

04 gennaio 2011

Social personal / Scenari digitali 2011

Ciao 2011.

Ho pubblicato una cosa sul blog collettivo Scenari digitali 2011, la trovate a questo indirizzo insieme a molte altre riflessioni di persone in gamba, su argomenti ovviamente inerenti lo sviluppo prossimo venturo dei mondi digitali. Lo metto anche qui, ma voi andate a leggere seguendo il link, per dar modo alla serendipita' di farvi incrociare qualcosa che state cercando senza volerla cercare.


Giorgio Jannis - Social personal

Partendo da un'osservazione, quelle cose che noti mentre fai dei gesti. Come scambiarsi i dati personali al termine di una riunione di lavoro, o condividere documenti o dei giochi tra amici, in gruppo. 
Faticoso, macchinoso. Perché per farlo usiamo "macchine" vecchie - carta e penna! e la lista dei partecipanti con le mail scritte a mano - oppure cellulari o dispositivi elettronici dove immettere manualmente le informazioni, nomicognomi e numeri e indirizzi. 
Mentre credo dovrebbero essere molto più social, i gingilli connessi personali. Usate il bluetooth, il wifi, la rete telefonica, ma fate in modo che il mio cellulare al premere di un tasto invii a tutti quelli che voglio nel raggio di dieci metri i miei dati personali, quello che io deciderò di trasmettere e mettere in compartecipazione, foto indirizzo URL del blog e LinkedIn e socialcoso preferito. E i dati che ricevo dagli altri già sul mio dispositivo si legano ai miei e tra loro, creando la rete delle cerchie sociali, dandomene rappresentazione in una rubrica aumentata capace di contenere l'albero dei contatti, dove le foglie sono i profili oggidì coloratissimi di suggestioni e tracce, e al contempo in grado di mostrare il giardino tutto delle reti sociali in cui siamo coinvolti, le geografie relazionali, l'intersecarsi dei gruppi sociali di appartenenza, la condivisione dei gusti personali e le scie dei nostri lifestreaming.

Con la potenza di calcolo che la tecnologia informatica offre oggi alla statistica applicata, potrebbero poi venir fuori delle cose interessanti da tutti questi dati che riguardano le profilature degli umani. I comportamenti social del nostro abitare in Rete possono trovare visibilità e rappresentazione, si rende necessario inventare delle parole (o modificare vecchi significati) che siano adeguate al nuovo contesto, dove appaiono degli oggetti e degli atti che prima semplicemente non erano percepibili, un po' come quando era difficile parlare del comportamento delle particelle dei gas, senza aver ancora inventato il linguaggio della termodinamica.
Parlare oggi della Nuvola elettronica in cui abitiamo, dove nascono nuove interpretazioni della socialità, nuove possibilità di azione collettiva, nuovi riconoscimenti identitari di gruppi sociali che individuano sé stessi per affinità tematiche svincolate dalla distanza geografica. O che di converso in quanto rete nervosa dotata di organi di senso - display, sensori, luoghi di socialità iperlocale - ci permetta di percepire dimensioni territoriali prima invisibili, processi e flussi di persone e cose che girano intorno a noi in questo momento, geotaggate e
organizzate dentro narrazioni per render conto del senso dell'abitare, delle parole che pronunciamo vivendo qui e ora in questi territori fisici e digitali.

Esseri umani come router, che reindirizzano il pacchetto dati pertinente alla giusta rete sociale, e questo nostro costruire e scambiare informazione, opinione e conoscenza provvede a rimescolare continuamente il calderone della collettività, nelle cose pensate e nel modo di pensarle. 

Moltiplicare l'efficienza e l'efficacia delle situazioni sociali in presenza, questo sì alzerebbe la fiamma sotto il calderone, velocizzando i processi. Perché nei gruppi si condivide l'opinione, ci si confronta, vengono prese decisioni. Il capannello di persone che chiacchiera è da sempre un Luogo della Conoscenza, dove si formano e circolano i punti di vista sui fatti del mondo.
La fisicità dei corpi salda con più forza le parole ai contesti emozionali, crea sintonie e affettività extraverbali, su cui come umani ci appoggiamo per sostenere relazioni di lunga durata, dar vita a realtà sociali come i matrimoni e le imprese e i governi di cui già concepiamo l'estendersi nel tempo, negli anni a venire.
Scambiarsi il profilo della rubrica premendo un bottone, ma appunto condividere i lifestreaming, e anche moltiplicare gli strumenti di produzione e distribuzione delle informazioni, questo vorrei dai dispositi portatili. Poter registrare l'esperienza, aggiungere contesto ai messaggi, facilitare la collaborazione tra le persone presenti in quella situazione, poter mentre si parla lasciare traccia del dire, e poter tutti insieme al contempo intervenire su quella storia, "modificare il documento", disegnare in tanti sulla stessa lavagna, giocare tutti insieme a un videogioco in 3D e magari partecipare a attività civiche, aumentare la realtà del gruppo supportandola con appunto display e sensori, per potenziarla e cogliere della situazione interpersonale sfumature che altrimenti andrebbero perdute, o che non sarebbero nemmeno percepibili.

Ecco il 2011 cosa potrebbe portare: cellulari o comunque gingilli connessi migliori. Vogliamo tecnologia allo stato dell'arte, con dentro software sociali migliori, dispositivi che costino meno, tariffe di connettività molto più economiche: non si tratta mica di giocattoli futili, qui stiam parlando del progresso della specie umana, della qualità dell'abitare in tutti i luoghi fisici o digitali, degli strumenti con cui tessiamo la socialità, poffarbacco.