29 giugno 2010

Antiproibizionismo

Che cosa succederebbe se un bel mattino gli italiani che consumano stupefacenti si autodenunciassero tutti insieme?
Il giorno della grande catastrofe, sulla quale i sociologi e gli antropologi ancora si accapigliano, fu il 28 giugno del 2011. Per motivi tuttora imprecisati - qualcuno parla di suggestione collettiva, qualcun altro di un'iniziativa politica i cui promotori non sono mai stati individuati- tutti i consumatori di droghe italiani decisero di mettersi in fila davanti alle questure e chiesero di parlare con un poliziotto che potesse raccogliere una denuncia.
Leggi Alessandro Capriccioli su L'Espresso

17 giugno 2010

Bambino down e straniero, arrangiati


La notizia mi arriva via Giornalettismo. Nei prossimi giorni leggerò sui giornali le smentite, i distinguo, le prese di posizione, nel frattempo continuo a evitare di sprecare tempo articolando ragionamenti: l'espressione "sono delle merde", già altre volte qui utilizzata, riassume perfettamente il mio pensiero.
Governatore Tondo, vedi di fare qualcosa di dignitoso. E non intendo dare un assegno a un caso isolato, ma garantire agli abitanti di questa Regione di vivere ancora in un posto civile, impedendo che queste cose avvengano.

13 giugno 2010

Dover fare il Fatto Quotidiano

Che strana perorazione, proclama, forma di coinvolgimento, interpellazione diretta, esposizione, annuncio di cooptazione ha pubblicato Il Fatto Quotidiano. A firma di Gomez e Travaglio. Un testo fattitivo, prescrittivo, di quelli impostati sul far-fare qualcosa al destinatario. Qui il link.
Vuole tamtam, partecipazione, opera di diffusione, coinvolgimento nostro personale e dei nostri Luoghi web. Una crociata imposta, per come viene emanata.

Del titolo, lasciate perdere "sbarca sul web", so nineties, e guardate quel chiedere aiuto, che stabilisce la cornice dell'atto comunicativo, connotandolo. Già abbiamo l'azione, e le posizioni attoriali, dove pescando nell'enciclopedia comune ciascuno di noi si sente coinvolto nel rispondere, come prestiamo attenzione appunto a una esplicita invocazione d'aiuto. Qualcuno è in difficoltà, deve superare una prova, e come puoi non prodigarti. Catturata l'attenzione in quel modo, sei affettivamente preso.

Però poi il testo insiste fortemente sul nostro dovere aiutare ("tutti ... devono dare una mano", nel sottotitolo), pubblicare, alimentare, insomma fare cose. Chi mi chiede aiuto mi impone di farlo, portando l'accento sull'obbligo? Sul mio dover fare? Curioso. Anzi, sul mio dover poter fare, quindi secondo una figura di manipolazione affine all'Intimidazione.
Si potrebbe parlare dello stile con cui la comunicazione è stata redatta, stringato e "concreto" (compreso un berlusconismo come "siamo al lavoro"), spezzettato e operativo.
Poi si ribadisce un "dovrà avere tantissimi visitatori", e questo dovere viene sostenuto dal valore della sopravvivenza del sito stesso, e anche qui siamo dentro una manipolazione che qualcuno potrebbe definire "ricatto morale".

Lentamente, un "dobbiamo" diventa un "vogliamo", e cambia la manovra e la strategia retorica.
"Vogliamo che tutti, ma proprio tutti, sappiano che il nuovo sito de il Fatto Quotidiano sta venendo alla luce". Qui cambia la figura della manipolazione sul destinatario, si cerca di far leva sul far sapere, ovvero tra la Seduzione e la Provocazione, per come veniamo coinvolti nel nostro volere/dovere sapere.

L'eroe ci chiede di essere suoi aiutanti, brandisce la libertà di informazione come Oggetto di Valore, manipola la nostra coscienza e i nostri affetti (argomenti e richiami "morali", il tono/stile prescelto), il nostro essere e il nostro fare, con una comunicazione ben specifica.
Ci concede un "se siete disposti a ospitare" banner e elementi di rimando ipertestuale verso il sito de Il Fatto, e qui ci innesca come attori performativi, visto che in seguito alla nostra scelta cosciente e all'azione concreta di ospitare e aiutare diventiamo personalmente promotori dell'iniziativa, ovvero secondo la figura della Tentazione veniamo coinvolti a questo punto nel nostro voler poter fare.

E quindi, tra dichiarazioni esplicite e richiami a universi di discorso sottointesi, il Fatto le prova tutte. Corre su tutto il quadrato (vedi immagine). Cerca in tutti i modi persuasivi, con schiettezza, di renderci attivi nell'aiutarlo.

Tutti quei "ci siamo" iniziali, "lavoriamo", "vedremo ascolteremo lanceremo", insomma quel noi che è sempre un io che si riferisce soltanto al personaggio multiplo (la redazione) rappresentato da il Fatto e che parla soltanto di sé, non comprende in realtà il destinatario nel discorso. Lo tiene distinto.
Solo dopo averci circuìto in tutti i modi, instillando ri-orientamenti morali e facendo leva su precisi valori, solo dopo averci costretti nel dover fare, appare un vero Noi interpersonale nel discorso che riesce a includere l'intelocutore in modo collaborativo e rispettoso, scegliendo come verbo modale un poter fare, lì dove dice "Perché l'informazione libera è un bene di tutti e solo tutti assieme possiamo difenderla".

Uno che chiede aiuto, e fa richieste dettagliate e circostanziate. C'è il richiamo all'Oggetto di Valore, e poi la difesa, la minaccia, l'urgenza morale, la delineatura di un contesto guerrigliero, la chiamata nel coinvolgimento, il dover comportarmi così e cosà.
Chissà se Gomez e Travaglio l'hanno progettata, una simile strategia enunciativa, o se gli è venuta così di getto, essendo loro stessi coinvolti affettivamente nella nascita del nuovo contenitore giornalistico. Mettetevi nei loro panni, capirete tutti quei "dovete dovete dovete".

Ma non mi piace. Questione di stile, eh. Si può far di meglio, nel motivare la blogosfera e quelli che posseggono e gestiscono spazi web personali di informazione e opinione, confidando maggiormente nella Conversazione, senza quei toni impositivi.

06 giugno 2010

Cretinerie a Trento

Ho perso la pazienza, non sono più nell'umore "ci vuole pazienza", sono quindici anni che paziento, non ce la faccio più. Però segnalo.

Volevo riportare su altri blog su cui scrivo un articolo riguardo le parole del premier del Bhutan Jigmi Y. Thinley "Oltre il PIL, il Bhutan sceglie la felicità", visto che una riflessione sul Prodotto Interno Lordo contrapposto al FIL, ovvero alla Felicità Interna Lorda, è sempre suggestiva. Parole pronunciate al Festival dell'Economia che in questi giorni si tiene a Trento.
L'articolo è disponibile infatti sul sito della Provincia di Trento, e intendevo copiaincollarlo, ovviamente linkando autore e fonte originale. 
Per scrupolo, e occupandomi professionalmente di queste cosucce, butto un occhio sulle "note legali" del sito della Provincia trentina, qui, e trasecolo: a chiare lettere, c'è scritto che bisogna chiedere permesso alla Provincia per linkare i loro articoli, figuriamoci fare i copiaincolla selvaggi che a me piacciono tanto, sempre però con i rimandi alla fonte.
Hanno provato a farlo alcuni quotidiani, altre piattaforme mondiali per la distribuzione di news: la cosa è comprensibile (si tratta di aziende che cercano di proteggere i loro prodotti), ma molte di queste in passato han fatto poi marcia indietro, comprendendo che proprio la spreadability dei contenuti, il loro potenziale di diffusione, non può essere bloccato da una visione chiusa delle concrete pratiche del web, ovvero l'ipertestualità su cui il web è fondato, ovvero banalmente il poter sempre linkare qualunque cosa si trovi ovunque. Non sto mica rubando, anzi ti sto aiutando a far circolare il tuo nome e la tua intelligenza, e non ne traggo nessun lucro.
Anni che parliamo di OpenCulture, di etica della condivisione, di ecosistema della conoscenza, di Cultura digitale, di adeguamenti del concetto di copyright alle mutate condizioni "ambientali" offerte dal web, di magnifiche sorti e progressive dell'Umanità finalmente tutta connessa, e poi trovo sciocchezze simili.
Su un sito di una Pubblica Amministrazione, poi.
Chi l'ha fatto quel sito, uno che fino a ieri faceva il falegname dentro una grotta senza l'elettricità? A quale funzionario pubblico della Provincia, quelli che "a me nessuno mi frega", è venuto in mente di applicare i suoi ben poco circostanziati ragionamenti burolegislativi per tutelare in modo assolutamente anacronistico e controproducente per i suoi stessi interessi i contenuti alloggiati su un sito governativo, pubblico?

Mi verrebbe da dire "quei cretini dell'Ufficio Stampa del sito provinciale di Trento", ma sapete, il web blablabla, la diffamazione blablabla. Diciamo così: "il sito della Provincia di Trento è cretino".

Ovviamente, questo è il link dell'articolo che intendevo riportare, e per il quale dovrei chiedere permesso e autorizzazione...
Ufficio Stampa del sito provinciale, se mi leggi e ti scoccia, dimmelo, e lo tolgo. Però scriverei immantinente un altro post, ironizzando sulla vicenda e ridicolizzando ulteriormente il tutto. E diffondo. E giochiamo a tira e molla, e io non mollo, perché vedo il presente e il futuro molto meglio di voi.